Firenze per Beethoven

Quando la filologia interpretativa non è fine solo a se stessa, si può scoprire quanto rivoluzionarie siano state le conquiste di Beethoven sulla tastiera: ascoltando, per esempio, le sue ultime 3 Sonate su un fortepiano realizzato da Wilhelm Lange nel 1835 e suonato, come meglio non si potrebbe, da Jin Jum personalità di pianista sempre più in crescita.
Un concerto cha ha avviato una miniserie di appuntamenti in collaborazione con l’Accademia Bartolomeo Cristofori (custode del fortepiano Lange), nell’ambito del 78° Maggio Musicale Fiorentino. E non è tanto questione dello strumento in sé, ma di come Jin Ju sia riuscita a valorizzare al meglio quella potenza nei registri più bassi e quei colori netti ma avvolgenti, realizzando un percorso interpretativo fatto di articolazioni chiarissime, di ventagli dinamici assai variegati, di un’espressività tesa, moderna, ma anche aperta alla ricerca di dimensioni ascetiche. Un anelito alla spiritualità più pura ben percepibile nella resa dell’Arietta dell’op.111, forse il momento più alto di una performance accolta con festoso entusiasmo.

Francesco Ermini Polacci 

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