Jin Ju e il Solisti di Perugia
25 Marzo 2013

Il nome di Jin Ju è risuonato in tutto il mondo nel 2009 dopo l’incredibile performance nella Sala Nervi di Città del Vaticano, davanti a 5000 persone e trasmessa in mondovisione, dove si è esibita su sette pianoforti d’epoca per Sua Santità Benedetto XVI. Premiata in prestigiosi concorsi internazionali (quali il Cajkovskij di Mosca e il Queen Elizabeth di Bruxelles), Jin Ju si era in precedenza aggiudicata la vittoria del China National Piano Competition, Beethoven Society Competition di Londra, UNISA International Piano Competition, Concorso Pianistico Internazionale Theodor Leschetizky, Concorso Internazionale Rumeno di Bucarest.
Vincitrice dell’ultima edizione del Premio discografico Echo Classic, si è esibita nelle più importanti sale da concerto dei 5 continenti.
E’ a dir poco entusiasmante sentir suonare questa giovane cinese di 32 anni, nata a Shangai, che vive a Firenze ed è sposata con un italiano. Bravura, virtuosismo, passione, amore, grinta, determinazione, desiderio…tutto trapela quando la si ascolta, avvolta in uno splendido abito da sera di seta, color rosso fuoco, come è avvenuto ieri, sul palco del “Rossini” di Pesaro dove ha suonato il Concerto n.1 in mi minore per pianoforte ed orchestra di Chopin, affiancata dai Solisti di Perugia (uno dei complessi cameristici più versatili di questo momento), eccezionalmente diretti dal direttore artistico dell’Ente Concerti, Federico Mondelci.
Jin Ju ha iniziato a studiare a 4 anni, come ha raccontato alla stampa: “In Cina il pianoforte era un simbolo della cultura occidentale, e durante la Rivoluzione Culturale era stato proibito. Io sono nata in un momento in cui il pianoforte ricominciava a far parte della società cinese, ma i prezzi di uno strumento erano improponibili per la nostra famiglia! Per acquistare il pianoforte più piccolo ed economico, ci volevano più di 2 anni dello stipendio di entrambi i miei genitori: oltretutto non era neppure facile trovare uno strumento disponibile. Per questa ragione mio padre, musicologo, inizialmente pensava di non poter far fronte alla mia passione ma mia madre insisteva e mi aveva disegnato una tastiera sul tavolo della cucina per farmi esercitare in qualche maniera. Mio padre poi ha capito che il mio non era un capriccio ed ogni giorno con grandi sacrifici mi accompagnava in bicicletta per poter studiare qualche minuto su un vero pianoforte all’altro capo di Shangai! Era molto faticoso e non sapevo mai quanto avrei potuto studiare: a volte un’ora, altre volte soltanto qualche minuto, secondo gli umori dei proprietari del pianoforte. Ma in quella situazione ho imparato a studiare nella maniera più proficua, sfruttando al massimo il tempo a disposizione” .
Jin per anni ha passato le giornate a studiare sulla quella tastiera finta mentre sentiva gli altri bambini che giocavano fuori: “Dovevo concentrarmi per cercare di immaginare il suono che sarebbe uscito da una tastiera vera: una fatica tremenda, ma ho imparato moltissimo in quella situazione di difficoltà. Gli altri bambini mi vedevano come una specie di aliena, perché allora era veramente una cosa stranissima suonare il pianoforte e non giocavano volentieri con me. Questa situazione è durata fino a quando avevo circa 9 anni, quando finalmente con enormi sacrifici i miei genitori riuscirono a comprare un piccolo pianoforte verticale. Immaginate la mia emozione: erano cinque anni che lo aspettavo, tempo che per un bambino piccolo è eterno! E questo fu un piccolo evento: la radio nazionale venne a sapere di questo pianoforte, ed inviò una troupe a casa mia a registrarmi mentre suonavo un piccolo pezzo che fu trasmesso in tutta la Cina”.
Chapeau!

 

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