Le mani alate della pianista cinese incantano al teatro della Pergola di Firenze

Teatro della Pergola – Firenze gennaio 2010

Jin Ju entra in scena con un bellissimo abito rosso fuoco, colore della sua lontana Cina, e presi gli applausi del pubblico in sala si siede di fronte agli 88 tasti di un pianoforte a coda. La trentatreenne pianista cinese, italiana e fiorentina d’adozione, da 10 anni nel nostro paese e sposata con un pianista fiorentino, inizia il suo impegnativo concerto per gli Amici della Musica al Teatro della Pergola di Firenze.

Il nome di Jin Ju si è fatto conoscere in tutto il mondo grazie al trionfale concerto presso il Vaticano dell’ottobre scorso, dove la giovane virtuosa cinese si è esibita su sette pianoforti d’epoche diverse (con un programma che spaziava da Bach e Scarlatti a Cajkovskij attraverso Mozart, Chopin, Liszt) per Sua Santità Benedetto XVI. Nata a Shangai e pianista già dall’età di quattro anni, nonostante la giovane età ha vinto prestigiosi premi internazionali ed è docente presso la celebre Accademia Internazionale di Imola. Il 2009 l’ha vista anche esordire nel campo discografico con la pubblicazione su cd dei Dodici studi per pianoforte di Claude Debussy, compositore da sempre affascinato per la cultura orientale e per il quale la pianista cinese sente una forte vicinanza poetica.

Il programma del concerto si apre con la Barcarola op.60 di Fyderyk Chopin, brano unico nella produzione chopiniana, quanto mai complesso e audace, soprattutto per la novità del linguaggio armonico e della timbrica, ricollegabile ad un genere minore dello stesso autore, con tendenza salottiera. La linea melodica del canto da battello dei gondolieri veneziani, con il suo tranquillo ondeggiare sui flutti dei canali, tra aumenti di intensità e ricadute improvvise in accordi magici fino alla calma, sfuma in armonie preziose e tenere. La Barcarola fu eseguita dallo stesso autore nel1848, in quella che fu la sua ultima apparizione in pubblico.

Il concerto si affaccia nell’era dell’impressionismo attraverso i due libri delle Images di Claude Debussy. Ci troviamo nella parte centrale della produzione pianistica di Debussy, quella più legata all’impressionismo musicale. I brani all’interno delle Images infatti, alludono a spunti extramusicali: simboli, sensazioni visive e sonore. Lo stesso autore soddisfatto del risultato della produzione dei primi tre brani del primo libro, commentò così:

«Senza falsa vanità, credo che questi tre brani reggano e che prenderanno un loro posto nel repertorio del pianoforte … a sinistra di Schumann o a destra di Chopin, come più vi piace».

Luce, acqua, paesaggi, mare, cielo e natura fanno da trama in questo susseguirsi di sensazioni ed emozioni essenziali, e vanno a modellare una splendida opera di assoluta bellezza musicale.

Il secondo trittico (secondo libro delle Images) fu completato due anni dopo il primo e ci riporta in un viaggio tra tradizione e mistero. Melodia e armonia ci trasmettono immagini di campagna, vecchi rintocchi di campane di paese e misteriosi colori d’oriente, con sfumature scintillanti di vibrante luce.

La seconda parte del concerto si apre con la Sonata per pianoforte di Igor Stravinsky, punto di riferimento nella storia delle evoluzioni stilistiche, costituisce un documento tra i più geniali e attraenti del neoclassicismo musicale novecentesco legato al “recupero” del passato così tanto amato dal compositore.

Il concerto si conclude con il capolavoro pianistico Miroirs (specchi) di Maurice Ravel, raccolta di cinque pezzi che rappresenta un ideale simmetrico al trittico delle Images di Debussy. Un omaggio ai grandi clavicembalisti, amati e ammirati da Ravel e da Debussy, con brani carichi di immagini simbolistiche, come specchi illusori e deformanti dai quali l’artista rappresenta la realtà.

Jin Ju con la naturalezza della sua tecnica ineccepibile si è dimostrata una superba esecutrice, ed è riuscita a mettere in luce la carica espressiva dei brani. Instancabile, sempre morbida e sensuale sui tasti, ha accompagnato lo spettatore in un viaggio meditativo e mistico. Grandi applausi hanno seguito ogni esecuzione trasportando la pianista, in contatto emotivo con il pubblico, ad eseguire ben quattro fuori programma dopo il termine del concerto.
Emozioni dalla prima all’ultima nota.

Massimo Gonnelli | 7 gennaio 2010

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